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La Milano di Paolo Valera

A novant’anni dalla morte di Paolo Valera è
arrivato il momento di riportare questo autore
così controverso al centro della scena letteraria
popolare. Un anniversario che ricorre il Primo
Maggio, quasi un segno del destino per un
uomo che, durante la sua esistenza, ha sempre
perorato la causa degli umili e dei lavoratori,
per più di cinquant’anni, battendosi in modo
intransigente, affrontando anche l’esilio e la
galera.
Formatosi nel mondo della Scapigliatura,
abbandonato ben presto per una scrittura
di impianto verista, Valera è stato scrittore,
giornalista e agitatore culturale, vivendo sulla
propria pelle e raccontando in prima persona
tutte le trasformazioni di Milano, osservandola
criticamente nel suo passaggio da importante
capoluogo regionale di 250mila abitanti a metropoli
di quasi un milione di persone, con le
sue vicende di commedia umana, diseredato
fra diseredati, sovversivo fra sovversivi.
Quest’opera si divide in due parti: la prima
racconta il percorso biografico e letterario di
Valera, ed è arricchita dagli interventi inediti
dei suoi ammiratori nell’odierno milieu culturale
milanese: Piero Colaprico, Roberto Marelli,
Marco Philopat, Matteo Speroni, Elfo, Alessandro
Bertante e Luigi Vergallo.
La seconda parte ripropone in forma integrale i
suoi classici su Milano, Milano sconosciuta e Gli
Scamiciati: scritti con uno stile unico, magico e
crepuscolare, che mescola reportage narrativo,
letteratura verista, giornalismo di denuncia.
La Milano di Paolo Valera è un omaggio a un
grande scrittore ed è al tempo stesso un omaggio
all’anima più popolare e dimenticata di
Milano.

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I dolori del giovane Paz

Andrea Pazienza è stato uno dei più grandi fumettisti italiani (San Benedetto del Tronto 1956 – Montepulciano 1988). Roberto Farina ne ripercorre la vita attraverso una biografia a più voci: ventisei protagonisti di un’epoca di irripetibile creatività raccontano lo stesso uomo in modo diverso, i rapporti con gli editori e i colleghi, gli amici, le donne, il lavoro, la politica e la droga.
Jacopo Fo, Sergio Staino, Marina Comandini, Roberto Freak Antoni, Filippo Scòzzari, Marcello Jori, Roberto Vecchioni, Josè Munoz e molti altri ci accompagnano nella scoperta del mondo di Paz e della generazione del Settantasette, che lui ha saputo magistralmente tratteggiare.
Episodi biografici, pareri critici, sfoghi, rancori, struggimenti e molto amore: un puzzle che ci aiuta ad avvicinarci al mondo di Andrea
Pazienza. Frammenti, schegge e spine che vanno dritti al cuore dell’unica grande testimonianza dell’artista: la sua opera.
Ognuno delle persone incontrate da Farina racconta una verità di parte, la propria, scomoda, ma necessaria in questi anni di rimozione.
Questa nuova edizione è arricchita da sei incontri: Francesco Coniglio, Renato De Maria, Enrico Fiabeschi (che ci parla anche di Maurizio Torrealta), Oscar Glioti, David Riondino e Massimo Pagliarulo.

Figli di nessuno

Figli di nessuno è la storia di una straordinaria esperienza collettiva vissuta per due decenni. All’inizio degli anni Settanta, nel ristretto scenario di un frammento di territorio dell’alta Lombardia caratterizzato da uno dei più elevati tassi di sviluppo economico europeo, piccoli gruppi di giovanissimi operai e studenti si incontrano e si aggregano dando vita a un movimento culturale e politico autorganizzato e autonomo da qualsiasi ambito della politica istituzionale e tradizionale.
Sullo sfondo di veloci e profonde trasformazioni sociali viene descritto un significativo esempio di quell’agire collettivo che intrecciando bisogni culturali, esistenziali e materiali di critica pratica dell’esistente e di costruzione di parziali alternative, ha testimoniato il bisogno di superamento del dominio delle forme capitalistiche sulla società. Un percorso «autodidatta» di invenzione di una politica antagonista e alternativa alle forme imperanti della produzione della ricchezza, della sua distribuzione, del suo consumo. E, all’interno di questa invenzione, l’appropriazione e l’uso dei saperi prodotti dalle intelligenze del pensiero critico.
Una storia che racconta di vittorie, sconfitte, repressioni, defezioni, annientamenti, esodi, resistenze.

Flavio Costantini L’anarchia molto cordialmente

Frutto di un decennio di amicizia tra Flavio Costantini e Roberto Farina, questo volume ripercorre attraverso dialoghi e memorie la vita e le opere del pittore che negli anni Sessanta e Settanta è stato una bandiera della cultura libertaria, prima di isolarsi in un piccolo borgo della riviera ligure. Dalla sua voce ripercorriamo le suggestioni che hanno ispirato il gesto artistico. Ma non solo: come spesso accade nei libri di Farina, il momento dell’incontro diventa racconto, in un gioco di specchi che fa rivivere le opere e i loro protagonisti. Si viaggia quindi nel tempo. Jules Bonnot aspetta l’attacco della Guardia repubblicana, dell’esercito, della polizia e di decine di cittadini accorsi con mazze e fucili per dargli la caccia. Ravachol dà fuoco alle polveri. Emile Henry, una bomba nella blusa, beve una birra al Caffè Terminus. Michail Bakunin sale stanco le scale della Baronata. Gaetano Bresci pianta tre proiettili nel petto del re. Sacco e Vanzetti, dolenti e orgogliosi, nel giorno della loro condanna a morte posano per i fotografi. Nestor Makhno ci fissa imperturbabile da uno dei suoi carri da combattimento. Alexandre Marius Jacob sorridendo svaligia cattedrali, gioiellerie e salotti borghesi. Una galleria di rivoluzionari di professione, ma anche di irregolari relegati ai margini della storia, elevati da Costantini alla statura di eroi tragici, simboli di una rivolta ora evoluta, ora brutale, sempre libertaria.

Passeggiata nel delirio

Caduta all’inferno e ritorno, con colpi di scena. Si potrebbe riassumere così la movimentata esistenza di Maurizio Rotaris, che ha vissuto tutti i mutamenti sociali di Milano, senza trascurare le carceri speciali, labirinti di dolore affrontati e superati sempre con caustica ironia.
Da adolescente, affascinato dai nascenti movimenti freak della fine degli anni sessanta, fu uno dei tanti giovani che finì travolto dagli acidi, dalle anfetamine e dall’eroina, ad Amsterdam, la Mecca degli sconvolti di tutta Europa. Divenendo tossico e spacciatore, si trascina fra un buco e un altro nei luoghi dello spaccio, una mappa dimenticata della Milano anni settanta, fra piazze, bar, parchi, appartamenti fatiscenti e quartieri desolati, un mondo perduto. Finisce schedato dalla Narcotici e anche dalla sinistra extraparlamentare nel famoso Dossier Eroina del 1978 che forse costò la vita a Fausto e Iaio.
Rotaris percorrere in senso inverso il vortice autodistruttivo, passando da pusher eroinomane, a convinto militante armato di Prima Linea. Dopo aver fondato una sua banda, il Gruppo Rotaris, è arrestato e rinchiuso in vari carceri speciali, subendo torture fisiche e psicologiche. Dopo alcuni anni di reclusione, partecipa attivamente al sofferto percorso politico della “dissociazione” dalla lotta armata. Ed è da questo processo di redenzione che nasce un terzo Rotaris, fondatore, grazie a don Mazzi, di Sos Centrale, dove ritroverà quei reietti eroinamani del suo passato, ma, stavolta, ponendosi nella parte di operatore sociale. Con questo ruolo, Rotaris ci farà rivivere la Milano maledetta degli anni ottanta, la “Milano
da pere”, con le sue generazioni di ragazzi distrutti dall’eroina, arrivando ad oggi, con i diseredati e i profughi in fuga dalla povertà e dalle guerre.
Ultima tappa (per ora) di questo iter avventuroso è la musica, con la “Bar Boom Band”, creata insieme ad altri operatori e a musicisti senza fissa dimora. In contemporanea con l’uscita del libro uscirà un documentario sulla storia della band girato dal regista Massimo Fanelli.

Brigate Nonni

Divenuto romanzo di culto per la sua potente dose visionaria, Brigate Nonni torna per Milieu in una nuova edizione, aggiornata in occasione della vendita dei diritti cinematografici.
Che cosa succede se di colpo l’Italia scopre che i soldi per pagare le pensioni non ci sono più? Se centinaia di migliaia di pensionati si trovano all’improvviso di fronte alla prospettiva della miseria, dopo avere lavorato per decenni?
Il romanzo Brigate Nonni è ambientato in un presente-futuro immaginario sempre più vicino, nel quale le casse della Previdenza si rivelano vuote, a causa della corruzione, della dissolutezza dei governanti, della disoccupazione giovanile, del lavoro nero, degli inganni di una cattiva gestione statale. La bolla esplode, molti anziani che non hanno più nulla da perdere, ai quali si uniscono emarginati, immigrati disperati, vagabondi, decidono di ribellarsi, sullo sfondo surreale di un’Italia allo sfascio. In una narrazione drammatica ma spesso grottesca, talvolta comica, si muove la “frangia” sovversiva Stella del mattino, composta da otto personaggi strambi, sulle cui tracce annaspano poliziotti altrettanto stravaganti. Mentre tumulti di ogni genere devastano il paese, gli otto protagonisti preparano un’azione eclatante perché si compia il loro scopo finale, la rivoluzione. Sullo sfondo una Milano fosca, corrosa, frammentata in ghetti e suk. Una storia surreale e folle, che come tutte le follie racchiude molte verità, ambientata in un futuro prossimo che si avvicina sempre più inesorabile.

C’era una volta in america

Uscito insieme al film, e da allora mai più ristampato, come talvolta capita a certi libri e a certi film che finiscono senza particolari ragioni ai confini della realtà, C’era una volta in America è in parte saggio, in parte diario di bordo, in parte romanzo, in parte memoir. Raccontato dalla voce dello stesso regista, e scritto con la sua complicità, ripercorre tutti i film di Sergio Leone, l’opera cinematografica forse più sottovalutata della storia del cinema. Tra tutti i grandi registi, Leone è stato il solo che la critica, ampollosa e parruccona, abbia riscattato dal limbo del cinema commerciale solo in occasione del suo ultimo film. Eppure nessuno aveva mai usato il cinema per uno scopo più nobile: viaggiare attraverso le età e i generi dell’immaginario senza demagogia e senza moralismi da cineclub. Svelò il cinema a se stesso giocando come carte dei tarocchi le icone stesse dei film: da Henry Fonda a Charles Bronson, da James Woods a Robert De Niro, da Joe Pesci a Lee Van Cleef, da Clint Eastwood a Rod Steiger, da Jennifer Connely a Eli Wallach e Danny Aiello. Riservò ad alcuni attori italiani (Claudia Cardinale, Gian Maria Volontè, Romolo Valli, Gabriele Ferzetti) apparizioni memorabili. Come nel teatro delle ombre cinesi, in C’era una volta in America si profilano tutte le figure della fiction e della realtà che il regista assimilò nel suo sistema mitologico: il proibizionismo, il west, la mafia, gli eroi e i «malamente», la ferrovia, i bassifondi di New York e il fango delle città di frontiera. Testo che risponde a tutte le domande, anche a quelle mai poste, sul cinema di Sergio Leone, questo libro è soprattutto un viaggio dentro lo schermo (e oltre lo specchio) del grande cinema.

I dannati della metropoli + DVD

Esistono da sempre due città, una legale e l’altra illegale, i cui confini si spostano a seconda delle epoche storiche e delle necessità economiche contingenti. Spesso gli abitanti di queste due città si sfiorano, interagiscono, confliggono. Sulle loro contaminazioni si costruisce il tessuto sociale. Quasi sempre gli abitanti della città oscura non hanno voce sui media ufficiali: sono un numero, una statistica o un titolo di giornale. I dannati della metropoli nasce dalla necessità di far parlare i protagonisti del disagio e della devianza che vivono e attraversano le nostre metropoli.
Sulle tracce di Danilo Montaldi e della scuola di Chicago, animato da un bisogno radicale di far uscire l’antropologia dalla torre d’avorio dell’accademia, Andrea Staid si è messo in ascolto delle voci della città oscura, senza pregiudizi. Con una ricerca che è frutto di anni passati con i migranti, iscrivendosi in maniera del tutto nuova al filone dell’antropologia delle migrazioni, contaminato con l’etnografia e la storia orale. Il cuore del saggio è rappresentato dall’analisi di un caso specifico spesso al centro della cronaca, su una via e più precisamente un grande palazzo soprannominato dalla stampa “il fortino della droga”, situato in un quartiere centrale di Milano (via Bligny 42). Un caso celebre e paradigmatico, raccontato per la prima volta attraverso le voci dei protagonisti.
Ne è uscito un affresco di storie ascritte al mondo della strada, una etnografia della criminalità migrante o meglio dell’uscita dal confine della legalità, un saggio su chi si ribella a un destino di schiavitù, cercando di fuggire da un carcere o semplicemente andando a ingrossare per scelta le fila del nuovo milieu criminale metropolitano.

Gli arditi del popolo

Il marginale dibattito storiografico intorno agli Arditi del popolo, pur facendo luce su alcuni aspetti per anni occultati, lascia tutt’oggi aperte diverse questioni anche di natura interpretativa. Nei classici della storia del XX secolo questo movimento viene menzionato quasi esclusivamente en passant. La convinzione che la storia la scrivano i vincitori non è sufficiente a spiegare l’oblio che l’arditismo popolare ha incontrato dalla sua morte ai giorni nostri.
Andrea Staid propone un’analisi degli eventi e delle cause che diedero vita agli Arditi del popolo nel 1921 evidenziandone l’originalità politica rispetto ai movimenti di quel periodo storico.
Una rilettura del biennio ‘21-’22 che vede inizialmente contrapporsi da una parte gli Arditi del popolo insieme agli antifascisti e dall’altra i fascisti e i loro sostenitori. Viene esaminato il percorso politico di questa organizzazione: dalla sua formazione, al suo assetto di tipo militare, ai rapporti con i movimenti della sinistra ufficiale fino alle ambiguità che la condussero all’oblio.
Ripensare agli Arditi del popolo significa anche mettere in discussione la politica del Partito Comunista a lungo presentata come l’unica in antitesi al fascismo. Quali sono state le ragioni che condussero poi i movimenti del partito ufficiale a prendere le distanze?
Quali le motivazioni politiche e sociali che portarono comunisti e anarchici a posizioni nettamente diverse tra loro rispetto al fenomeno dell’arditismo popolare?
Un’attenzione particolare è poi rivolta da una parte alla città di Parma per ribadirne l’unicità dell’unione popolare sviluppatasi durante l’insurrezione e dall’altra al ruolo svolto dalle donne nella prima lotta armata contro il fascismo.