Muffa della città letto da Jess il bandito

Muffa della città letto da Jess il bandito

Ho finito da qualche giorno di leggere “Muffa” e cercherò di esprimere le mie osservazioni. Sicuramente non saranno troppo precise sui personaggi, perché quando arrivarono vari marsigliesi a Milano, io ero in carcere. Qualcuno lo avevo conosciuto da libero ma senza associarmi. Eviterò, se ci riuscirò, le critiche sul loro modo di” lavorare” mentre sul comportamento pubblico ripeto che erano troppo “vivaci” tanto dall’essere subito notati e classificati dai gestori dei locali dove si ritrovavano. Sul libro la mia opinione, per quello che può valere, è molto positiva specialmente per l’opinione pubblica, per chi si occupa di cronaca nera e questioni sociali. Quasi sempre i giornali nel dare notizia di un fatto criminoso originale e clamoroso per il “bottino”, e a volte per morti e feriti ,aggiungono varie ipotesi di chi possa avere avuto tanto “coraggio”. Nei giorni seguenti gli inquirenti danno notizie di “rastrellamenti” nei locali malfamati della città aggiungendo varie ipotesi di possibili colpevoli. Quasi mai viene data notizia del lavoro e dell’importanza che i funzionari di polizia svolgono negli archivi delle varie Questure. Per questo bisogna dare un dieci e lode a Vergallo per come narra la creazione di questi archivi di criminali in un periodo dove personaggi pericolosi cambiavano spesso identità, residenze e a volte nazioni. Negli archivi i criminali arrestati venivano elencati con tutti i dati anagrafici, fotografie, precedenti penali, tendenze e vari vizi. Da allora cominciò una lotta più scientifica alla criminalità organizzata nascente, principalmente in Francia ed in particolare a Marsiglia. Giustamente Vergallo imposta il libro sulle “affinità” tra Marsiglia e Milano: effettivamente di simile avevano varie cose. In primo luogo erano ambedue citta con un porto anche se molto diversi per struttura ed altro. Però come tutte le città con un porto erano luoghi dove per varietà di personaggi , abitudini varie nascevano commerci vari che invogliavano il contrabbando per non pagare tasse ed altro. Gente nuova in città alla ricerca di “novità” nelle donne e con esse poi arrivava la droga e a Marsiglia iniziò l’arrivo di molti emigranti specialmente dalla vicina Italia. La maggior parte in cerca di un lavoro onesto, ma diversi anche di facili guadagni. Questi si davano ai furti all’inizio “carriera” e una volta scoperti con documenti falsi cambiavano identità e passavano a fatti criminosi più gravi come: rapine a mano armata, droga e prostituzione. Le stesse cose si verificarono pure a Milano molti anni dopo con l’arrivo dal sud Italia verso il nord e Milano in particolare. Ecco l’analogia tra le due città. Tornando all’ importanza degli archivi criminali essi si perfezionarono col tempo rendendosi indispensabili per ogni tipo di indagine. Passo ad alcune osservazioni sui marsigliesi venuti a Milano che, a mio modesto parere, stavano tranquilli fino a quando stavano tra loro. Poi non so per quali ragioni ed occasioni, cominciarono a frequentare malavitosi più in vista della città. Trovarono personaggi che controllavano già prostituzione, case da gioco clandestine, droga ed altro con una micro criminalità “tollerata” dalle forze di polizia in quanto produceva confidenti necessari per ogni tipo di indagine. Proprio come a Marsiglia molti anni prima. Ecco altra analogia tra le due città. In seguito pure i marsigliesi furono “dispersi” con vari arresti e fughe da Milano dove pure personaggi importanti della malavita si eliminarono anche tra loro pensando ingenuamente di poter fare la guerra allo stato avendo vinto qualche “battaglia”. Termino scusandomi se a volte sono andato fuori tema ed essere stato ripetitivo. Ultima lode a Vergallo l’aver citato Valera che pure io ritengo utile leggerlo per meglio considerare le periferie trascurate o peggio dimenticate che sono il primo prodotto di disperati deboli e futuri criminali.

Arnaldo “Jess” Gesmundo